IN DIFESA DEI LIBRI Giorgio Chiellini, difensore della Juventus e della Nazionale, ci racconta il suo lato privato: «Il tempo di studiare? Si trova».Giorgio Chiellini è un ragazzo porcospino: prima vedi gli aculei, negli spigoli del volto e del gioco, dopo, se hai coraggio di avvicinarti, la ricchezza che c’è dentro. La sua faccia, con quelle ombre metalliche e decise, sarebbe piaciuta alla pittrice polacca Tamara de Lempicka. L’avrebbe dipinto con indosso un abito elegante, con il fazzoletto bianco all’occhiello come usavano i giovani degli anni Venti.
Invece il Chiellini in carne e ossa arriva in maglietta bianca e la prima cosa che fa è scusarsi di un ritardo che non è un ritardo perché l’appuntamento era elastico. Ce ne sarebbe abbastanza per renderlo atipico nel panorama dell’arte pedatoria. Gli chiediamo di indovinare l’altra ragione della sua singolarità. Azzarda timidamente: «Lo studio?».
Ecco appunto, perché non ha lasciato i libri come quasi tutti i colleghi? «Voglio migliorarmi come persona, tenere la mente attiva, imparare cose utili nella vita. Studio Economia perché mi piace, mi mancano cinque esami alla laurea di primo livello».
S’è messo d’impegno arrivando a Torino, proprio quando i piani alti del campionato gli avrebbero fornito un alibi fantastico per sentirsi arrivato e cogliere al volo la scusa di tutti: «Il tempo non manca: sto da solo, non ho bambini, se mi alleno al mattino ho il pomeriggio libero. Il problema è la concentrazione: l’agonismo assorbe energie mentali, il difficile è trovarne altre per studiare».
Volere è potere
Chiellini trova tutto, forse non per caso anche il modo di non farsi plasmare dal pallone gonfio di immagini alla moda e parole vuote: «Sono me stesso, credo di averlo dimostrato a volte anche sbagliando: ho commesso errori in questi anni. Capita di fare e di dire a caldo cose di cui ci si pente. Questo mi ha dato un’immagine realistica di persona schietta e spontanea. Ma so bene che, nel calcio e nella vita, si dovrebbe contare sempre fino a dieci. Sto imparando».
A patto che contare non significhi snaturarsi, fosse "solo" per timore dello scontro fisico con un attaccante che va via: «Non ho paura, per questo mi faccio male. Ma non potrei cambiare e raggiungere gli stessi obiettivi. Credo che un difensore debba essere essenziale, non bello per forza, e sono conscio di non avere nell’eleganza e nella classe le mie migliori qualità. Se sono cresciuto è perché ho dato il massimo in ogni allenamento. Ognuno ha le sue doti e deve sfruttarle. Conosco i miei limiti e faccio in modo che non escano troppo».
Quei "limiti", se così si possono chiamare, per uno che a neanche 25 anni fa il difensore centrale della Juventus e della Nazionale, hanno fatto di Chiellini il più inglese dei calciatori italiani. Da bambino voleva essere Paolo Maldini, anche adesso se solo potesse: «Arrivare a lui secondo me è impossibile, non c’è il suo erede. Ci sono grandissimi difensori ma nessuno unisce come ha fatto lui eleganza ed efficacia. Il fatto che abbia giocato tra i migliori fino a 40 anni dimostra quanto sia forte. Ho il rimpianto di non averlo visto dal campo quando aveva 25 anni».
Per il calcio vorrebbe «un po’ più di equilibrio», per la vita «l’occasione di rivedere New York, ci sono stato un’ora sola ed è triste viaggiare vedendo soltanto stadi e aeroporti». Nei tempi morti Giorgio addenta libri: «Ora soprattutto di studio, prima divoravo thriller, anche uno a settimana, Folsom, Faletti, Brown, non so se diano dipendenza ma se comincio a leggere non so smettere».
Non solo pagine
Qualche partita alla Playstation si fa, per socialità e anche per far del bene: «Lì faccio anche gol: su e-bay ho invitato i miei tifosi a sfidarmi a Fifa 2010, mi sembrava un’idea carina mettere in vendita un po’ di tempo per fare assieme cose da venticinquenni normali e intanto aiutare la ricerca contro la Sla: siamo dei privilegiati, è sano ricordarsene».
Non è necessario restare prigionieri delle righe del campo per sentirsi di casa nel prato: «Del calcio mi piace l’adrenalina, più sono importanti le partite più bello è, ma fuori la mia sensazione preferita è la tranquillità».
L’ha trovata a Torino? «Sì, non è chiusa come dicono, anche se i torinesi sono più riservati dei toscani. L’Olimpiade l’ha cambiata molto, ha portato una ventata di freschezza. Mi sembra molto più bella di quando sono arrivato e io mi ci trovo benissimo». E in effetti, se non fosse per l’accento, Giorgio Chiellini, con la sua schiva sobrietà, sotto la Mole potrebbe proprio esserci nato.












GiGi, ChIeLlO,BoJo Vi AdOrOoOoOoO!!!!!!!!
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